16 Maggio 2026
Al Museo Bailo i commercialisti trevigiani approfondiscono i club deal nel private equity
I Commercialisti della Marca con la Commissione Paritetica Interdisciplinare Avvocati e Commercialisti hanno promosso un confronto tecnico su struttura degli accordi, profili applicativi e prospettive evolutive degli investimenti aggregati.

Nella cornice del Museo Bailo di Treviso, luogo simbolico della cultura cittadina, si è tenuto l’incontro “I club deal nel private equity. Struttura degli accordi, profili applicativi e prospettive evolutive”, promosso dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Treviso, dalla Fondazione Commercialisti Treviso e dalla Commissione Paritetica Interdisciplinare Avvocati e Commercialisti per lo Studio del Diritto Civile e Commerciale, con il patrocinio di Confindustria Veneto Est.
Un appuntamento che ha portato nel cuore di Treviso un tema sempre più rilevante per imprese, professionisti e investitori: il ricorso a strumenti di investimento flessibili, costruiti attorno a operazioni specifiche, capaci di accompagnare crescita, passaggi generazionali, acquisizioni e processi di valorizzazione delle PMI.
Dopo i saluti istituzionali della dott.ssa Paola Carron, Presidente di Confindustria Veneto Est, del dottore commercialista Pierantonio Biasotto, Presidente dell’ODCEC di Treviso, e del dottore commercialista Germano Rossi, per la Commissione Paritetica Interdisciplinare Avvocati e Commercialisti, i lavori sono stati introdotti e moderati dall’avvocato Fabio Pellegatti.
Dal mercato europeo alle opportunità per le imprese italiane
La prima parte dell’incontro ha offerto un inquadramento di scenario. Il Prof. Fabio Sattin, Professore a contratto di Private Equity e Venture Capital all’Università Bocconi e Presidente Esecutivo di Private Equity Partners, ha analizzato il mercato europeo del private equity, evidenziando come il comparto stia attraversando una fase di trasformazione.
Nel 2025 gli investimenti in società europee sostenute dal private equity hanno raggiunto circa 135 miliardi di euro, coinvolgendo oltre 8.400 imprese. Il dato conferma il ruolo del private equity come leva di sviluppo industriale, non solo finanziaria, ma anche manageriale e strategica. Allo stesso tempo, il mercato presenta nuove complessità: rallentamento delle exit, maggiore durata degli investimenti, crescita del private credit e crescente attenzione al miglioramento operativo delle aziende partecipate.
Particolare interesse ha suscitato il confronto con il mercato italiano. L’Italia resta ancora sottopenetrata rispetto alla media europea: gli investimenti in private equity rappresentano circa lo 0,21% del PIL, contro una media europea dello 0,56%. Un divario che, letto dal punto di vista delle imprese italiane e venete, indica anche un potenziale significativo di crescita, soprattutto per strumenti come club deal, search fund e permanent capital.
Che cosa sono i club deal
Il cuore tecnico dell’incontro è stato dedicato alla struttura dei club deal. Il prof. avv. Ettore Scimemi, Professore Associato di Corporate Law all’Università di Padova, ha approfondito i profili giuridici e contrattuali di queste operazioni.
Il club deal è una forma di investimento in cui un gruppo ristretto di soggetti — imprenditori, manager, family office, investitori qualificati o high net worth individuals — decide di aggregarsi per realizzare una singola operazione oppure una pluralità di operazioni attraverso un veicolo dedicato.
Rispetto a un fondo tradizionale, il club deal si caratterizza per una maggiore personalizzazione: non si raccolgono capitali “in bianco”, ma si costruisce l’operazione intorno a una target già individuata o a una tesi di investimento condivisa. Rispetto all’investimento individuale, consente invece di accedere a operazioni di maggiore dimensione, riducendo il rischio attraverso la condivisione dell’investimento e delle competenze.
È proprio qui che emerge il ruolo fondamentale dei professionisti: valutazione economico-finanziaria, due diligence, strutturazione dell’operazione, governance, patti parasociali, fiscalità, strumenti di uscita e gestione dei rapporti tra soci sono passaggi che richiedono competenze integrate.
Governance, veicoli societari e tutela degli investitori
Ampio spazio è stato dedicato anche alla struttura contrattuale. Nei club deal, infatti, non esistono modelli standard: ogni operazione viene costruita su misura, definendo durata, diritti, remunerazione, regole decisionali, ruoli operativi e modalità di exit.
Tra i passaggi più rilevanti sono stati analizzati la costituzione del club, la selezione della target, il term sheet, la due diligence, il closing, la scelta del veicolo societario e la governance post-closing. Nella prassi, i club deal prevedono quasi sempre la costituzione di uno special purpose investment vehicle, spesso al centro della valutazione tra S.p.A. e S.r.l., a seconda delle esigenze di flessibilità, tutela, governance e possibile evoluzione dell’investimento.
Sono stati inoltre approfonditi i meccanismi di protezione e allineamento degli interessi: quorum rafforzati, veti su materie strategiche, clausole anti-diluitive, diritti informativi, piani di incentivazione, carried interest, waterfall, lock-up, prelazione, tag along e drag along. Strumenti che, se ben disegnati, permettono di evitare conflitti, preservare valore e mantenere equilibrio tra soci operativi e soci finanziari.
Le esperienze degli operatori
La seconda sessione ha portato il confronto sul piano applicativo e operativo, con gli interventi del dott. Francesco Lorenzoni, Executive Banker di Banca Finint, del dott. Alessandro Bartolini, Managing Partner di BF & Company, e del dott. Claudio De Nadai, Founder & Managing Partner di BModel e Senior Advisor di VAM Investments S.p.A.
Dal dialogo con gli operatori è emersa una lettura concreta: i club deal possono rappresentare uno strumento interessante per accompagnare imprese familiari, PMI con potenziale di crescita, operazioni di aggregazione, acquisizioni e passaggi generazionali. Non sono però strumenti semplici né standardizzati. Richiedono selezione accurata della target, qualità della governance, chiarezza contrattuale e piena consapevolezza dei rischi.
Un tema strategico per il territorio
L’incontro al Museo Bailo ha confermato la volontà dell’ODCEC di Treviso di portare all’attenzione della categoria temi ad alto contenuto professionale, collegando formazione tecnica, mercato dei capitali e sviluppo del tessuto imprenditoriale.
Per i commercialisti, il private equity e i club deal non rappresentano un tema distante, ma un ambito sempre più vicino alla consulenza evoluta alle imprese: dalla finanza straordinaria alla governance, dalla valutazione aziendale alla pianificazione dei passaggi generazionali, fino alla costruzione di operazioni capaci di preservare continuità, radicamento territoriale e crescita.
In un contesto in cui le imprese hanno bisogno di capitale, competenze e visione, il commercialista si conferma interlocutore centrale nei processi di sviluppo, trasformazione e apertura a nuovi strumenti finanziari.

Modificato: 16 Giugno 2026



